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Omaggio a un grande navigatore dall’animo yogico

Più noto come grande navigatore e velista, lo scrittore Bernard Moitessier, nato ad Hanoi nel 1925, cresciuto in Indocina e per gran parte della sua vita “vagabondo tra i mari del Sud”, è stato anche un vero yogi, nel senso più profondo nel termine.

Del suo rapporto con lo yoga, praticato durante la navigazione a vela, Moitessier  racconta in uno dei suoi più celebri libri, “La grande rotta”, il libro che descrive  l’esperienza vissuta dal grande navigatore durante la Sunday Times Golden Globe Race, la prima regata di yacht intorno al mondo senza scalo e in solitario, cui prese parte nel 1968. 

Doppiato il capo di Buona Speranza, e ritrovatosi nella calma dell’Oceano Indiano, Moitessier riuscì a superare attraverso lo yoga sia la depressione mentale per le notizie dei ritiri e dei suicidi da parte degli altri contendenti che gli giungevano via radio, sia lo stato di prostrazione in cui lo avevano gettato dapprima lo scontro con una nave (che gli aveva fatto perdere il bompresso) e poi il ribaltamento del suo Joshua a causa di un’onda anomala.

Scrive, infatti, Moitessier “Un anno prima della partenza, un amico mi aveva mandato “Yoga per tutti”, di Desmond Dunne, con una lettera in cui cercava di spiegarmi che ero nervoso e stanco a causa del ritmo dell’Europa. Questa disciplina dello yoga, che egli praticava da due anni, aveva restituito l’equilibrio a lui e a sua moglie. Quel che mi diceva era vero, lo sapevo. Lo sapevo, anzi, da un pezzo”

E così, dopo quella che lui stesso definisce “la pericolosa traversata “a vuoto”, in stato di svuotamento, all’inizio dell’Oceano Indiano”, Moitessier comincia a praticare yoga ogni giorno, sul ponte del suo ketch di 16 mt e, dapprima nelle pagine del libro di Dunne, e poi nella pratica dello yoga, ritrova tutti i valori della sua Asia natale, tutta la saggezza del vecchio Oriente.

I benefici, non soltanto fisici naturalmente, sono immediati: “La mia ulcera ha smesso di farmi soffrire. Non ho più avuto la lombaggine” scrive “Ma, soprattutto, ho trovato qualcosa di più. Una specie di stato di grazia, indefinibile. Può darsi che alcuni lo possiedano innato. Altri possono un giorno incontrarlo sul cammino della loro vita. Alcuni non lo conosceranno mai, e non ha importanza. La cosa essenziale è che esiste, e che con esso le cose riprendono il loro posto naturale, il loro equilibrio nell’universo interiore.” 

Benefici ben noti a tutti gli yogi e a tutti coloro che, in generale, hanno sperimentato un percorso di crescita interiore attraverso la meditazione, le arti marziali, un cammino spirituale.

Probabilmente grazie a questo ritrovato equilibrio con se stesso e con l’universo, Moitessier comprese che ciò che contava per lui, che lo appagava davvero non era tanto la destinazione ma il viaggio in sé e in particolare il viaggio in mare.

Fu così che, pur trovandosi in vantaggio, con una velocità di crociera nettamente superiore, su Knox-Johnston (l’unico altro superstite che, in seguito, giunse a Plymouth vincendo così la regata) e consapevole della vittoria pressoché certa, decise di abbandonare la competizione e compiere un altro giro del mondo.

Così spiegò la sua scelta, attraverso un messaggio lanciato con una fionda sul ponte di un mercantile di passaggio: “È mia intenzione continuare la navigazione, senza fermarmi, verso le isole del Pacifico, dove c’è sole in abbondanza e maggiore pace che in Europa. Vi prego di non pensare che questo sia il tentativo di battere un record. ‘Record’ è una parola molto stupida in mare. Continuo perché sono felice in mare, e forse anche per salvare la mia anima”.

In questa decisione, in queste parole, ma soprattutto nella vita di Moitessier, costantemente spesa in nobili battaglie al servizio dell’ecologismo e del pacifismo, si intravvede l’autentica capacità di vivere alla ricerca del proprio vero scopo e di assecondare la propria innata natura, al di là di ogni conformismo o di ciò che il senso comune sembra imporre di dover fare, con la consapevolezza che “Nel fondo di noi stessi, sappiamo che conta solo il cammino percorso”. 

In “Tamata e l’Alleanza”, quasi un suo testamento spirituale, racconta così la sua decisione “La meta originaria è quasi all’estremità del bompresso, ma tutto svanirebbe se io mi accontentassi. La verità che inconsciamente cerco, si svelerà poco alla volta e ora so che essa mi chiama infinitamente più lontano. Tornare ora equivarrebbe a non essere mai partito. Sarebbe la tacita accettazione delle regole del vecchio gioco imposto dagli altri. Sarebbe tradire me stesso”.  

Dopo aver circumnavigato il globo per l’ennesima volta e percorso più di 37.000 miglia nautiche in 10 mesi in solitario, Moitessier decide che ne ha abbastanza e il 21 giugno 1969, attracca a Tahiti, dove ritrova sua moglie Françoise e scrive il libro di questa sua impresa “La lunga rotta” che viene pubblicato due anni dopo.

Rinuncia ai diritti d’autore del libro per offrirli al Papa e ad associazioni ecologiste ma la sua campagna non trova riscontri. 

Partecipa attivamente, alla campagna condotta nel 1973 dagli autonomisti della Polinesia francese che si oppongono agli esperimenti nucleari nel Sud Pacifico.

Negli anni trascorsi tra le isole del Pacifico si interessa anche a tentativi di coltura felicemente riusciti, soprattutto piantando palme da cocco per salvaguardarne l’esistenza, incrementare la produzione della copra e frenare lo spopolamento degli atolli.

Dopo un periodo vissuto nell’atollo polinesiano riprende i suoi viaggi, sempre alla ricerca di quella “pulizia fisica e morale che”, secondo le sue parole, “spinge il navigatore solitario verso altri lidi” affinché “I corpi e gli spiriti liberati dagli attaccamenti e dalle servitù terrestri possano ritrovare la loro essenza”.

Le sue ultime riflessioni sembrano un’esortazione a prendere in mano il timone della nostra vita per condurla verso una maggiore consapevolezza, responsabilità e pace: “La vita mi ha insegnato che l’uomo ha la Scelta nelle sue mani. Quindi ha il Potere di guidare il suo destino invece che subirlo. Non ha solo il potere ma anche la Responsabilità. Quando avremo costruito la Pace, quando l’avremo solidamente bloccata passando la Grossa Spugna che cancella le vecchie liti e perdona le offese di una volta.

Allora Spirito e Cuore marceranno fianco a fianco sul Sentiero dell’Alto. E in quel cammino non c’è bisogno di sapienti equazioni per vedere che ci condurrebbe verso un’enorme Possibilità. Quella di creare un mondo finalmente degno dell’Uomo. Un mondo dove non regnerà più l’Ingiustizia, il Sangue, la Miseria e la Vergogna”.

Il suo spirito di indomito viaggiatore ne ha fatto certamente il più grande navigatore di tutti i tempi, un navigatore dall’animo yogico, mosso più dalla sua passione per il mare e la forza degli elementi che dalla voglia di vincere e primeggiare.

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